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La nascita della Musicoterapia come disciplina specifica ed efficace, è però molto recente e si può far risalire agli inizi di questo secolo.

Già tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, in qualche zona dell’ America e dell’ Europa, furono inviati negli ospedali molti musicisti per “alleviare” le sofferenze dei pazienti e “sostenerne” il morale.

Più tardi negli Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di terapia con la musica con gruppi di reduci della seconda guerra mondiale.

Definire la musica non è affatto semplice. Per musica, dal greco “mousiké”, si intende arte delle muse. Essa, infatti, utilizza un linguaggio non verbale capace di agire là dove l’uomo non può arrivare, penetrando i segreti più profondi dell’animo.

 

La musicoterapia appartiene a quel gruppo di terapie definite “cure dolci” che portano all’autoguarigione, fanno uscire più in fretta dallo stato di convalescenza e servono a guidare e rilassare chi vuol trovare un metodo per meditare su se stesso

 

Determinate frequenze riescono ad incentivare i processi di guarigione, in quanto agiscono direttamente sul corpo e la loro applicazione, indipendentemente dalla loro origine, non è ostacolata da pregiudizi personali o culturali di chi la riceve.

 

Il tutto è reso possibile in quanto il suono, che è un energia vibratoria, interagisce con l’energia vibratoria delle strutture del corpo attraverso la risonanza, definita come l’interazione di due corpi vibranti a frequenze simili; ogni struttura del corpo possiede la propria frequenza naturale.

Un mutamento di frequenza causa un mutamento di energia e un mutamento di energia causa un mutamento di frequenza, purché entrambe siano in relazione. Per far riacquistare salute ed armonia, basta determinare la frequenza naturale della struttura del corpo, introdurla al suo interno e, attraverso la risonanza, restituirle la sua frequenza naturale.

Tali frequenze, destinate ad un paziente in trattamento, possono essere emesse da una fonte esterna, ovvero da uno strumento musicale, uno strumento elettronico o da una voce, oppure dalla stessa voce della persona interessata.

 

L’organismo umano è costituito da una struttura fisica e dal suo corrispondente campo bioenergetico.

Quest’ultimo avvolge la persona completamente come una nuvola di particelle bioelettriche in continuo movimento.

Tali energie, attraverso i cosiddetti canali energetici, fluiscono in tutto il nostro corpo collegandone gli organi e le varie parti.

 

I conflitti emotivi, però, causano dei veri e propri blocchi energetici che ostacolano il libero fluire dell’energia.

Un passo successivo alla formazione dei blocchi è il manifestarsi della malattia. I blocchi, infatti, attirano sempre più energia su di essi, nutrendosi e crescendo a spese dell’energia circolante nell’organismo.

In tal modo il corpo si indebolisce e le difese calano, consentendo l’insorgere della malattia che rappresenta la somatizzazione dei blocchi emotivi.

E’ possibile, inoltre, che in determinate zone del corpo l’energia sia presente in modo eccessivo o irrilevante e ciò può dipendere da vari motivi, il più frequente dei quali è relativo ad un accumulo di tossine che provocherà una cattiva circolazione energetica e il successivo insorgere di problemi fisici, psichici ed emozionali.

 

Il suono, come già detto precedentemente, è energia ed è proprio attraverso la musica che si può intervenire sui blocchi e scioglierli per risonanza.

Utilizzando il suono si può ristabilire un equilibrio energetico perché agisce direttamente sul blocco rompendo la coesione intermolecolare.

Prima di iniziare la terapia è importante che il paziente e il terapista non indossino oggetti metallici e scarpe di gomma, anzi, è preferibile che questi non indossi le scarpe per consentire all’energia del paziente, attirata su di sé, di scaricare a terra. La scelta della musica, deve essere accuratamente studiata, onde evitare che le condizioni del paziente si complichino ulteriormente. Infatti, dinanzi ad un paziente depresso, il musicoterapista non userà da subito una musica eccitante, ma passerà da una melodia tranquilla gradualmente ad una che riesca a sollevarne lo stato d’animo. Allo stesso modo, con un paziente ansioso il terapista dovrà prima renderne stabile lo stato d’animo con una musica più movimentata per poi, progressivamente, condurlo ad una condizione di calma e tranquillità attraverso una melodia più rilassante. Diversamente, gli effetti ottenuti saranno opposti a quelli sperati.

Detto questo e scelta la musica adatta al caso, il musicoterapista potrà iniziare a far scivolare le mani su tutto il corpo del paziente in un piacevole massaggio senza mai interrompere il contatto, fino a che, a trattamento concluso si allontanerà gradualmente e dolcemente dal suo corpo, senza movenze brusche che potrebbero turbarlo.

Al termine del trattamento sarà utile ascoltare le impressioni e le emozioni avvertite dal paziente stesso in modo tale che, così facendo sarà libero di esternare delle tensioni o delle ansie che lo opprimevano.

In ambito terapeutico è importante dire che, tale contatto dovrà essere empatico e totale, affinché possa mirare a sbloccare problematiche di tipo emotivo, comunicativo e relazionale.