|
|
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE IL CAPITALISMO Negli ultimi trent’anni del XIX secolo il sistema dell’economia capitalistica subì una serie di trasformazioni: si modificarono le tecniche produttive,con la nascita di nuove branche dell’industria. Cambiarono i rapporti fra i vari settori della produzione e quelli fra i poteri statali e l’economia nel suo insieme,cambiarono i rapporti economici internazionali e le gerarchie mondiali della potenza industriale. La nuova fase dell’economia ebbe inizio con un’ improvvisa crisi di sovrapproduzione che, portò a una grande caduta dei prezzi.( per questo questa fase viene chiamata Grande Depressione). La caduta dei prezzi fu un prodotto delle trasformazioni organizzative e delle innovazioni tecnologiche che permisero di ridurre progressivamente i costi di produzione. Non vi fu dunque una vera e propria recessione,ma piuttosto un rallentamento dei ritmi di crescita globale: in nessun paese si registrarono sostanziali cadute negli indici della produzione industriale,il volume degli scambi continuò a crescere ovunque e il tenore di vita non subì abbassamenti: al contrario,i lavoratori si giovarono della caduta dei prezzi e si seppero difendere meglio che in passato per quanto riguardava le loro retribuzioni. Uno dei segni più vistosi della nuova stagione fu il declino dei valori della libera concorrenza,infatti le nuove dimensioni assunte da un mercato internazionale,le crescenti difficoltà create alle imprese dal regime di prezzi calanti e l’esigenza di aumentare continuamente gli investimenti spinsero gli imprenditori a cercare nuove soluzioni al di fuori dei canoni liberisti. Nacquero così le grandi consociazioni(holdgings) per il controllo finanziario di diverse imprese, i consorzi fra aziende dello stesso settore che si accordavano sulla produzione e sui prezzi(pools) e le concentrazioni fra imprese prima indipendenti(trusts). Le concentrazioni potevano essere orizzontali se riguardavano aziende operanti nel medesimo settore produttivo,verticali se coinvolgevano imprese interessate alle diverse fasi di un prodotto(es: industria estrattiva,siderurgica,meccanica). Queste concentrazioni assunsero dimensioni imponenti in Germania e negli Stati Uniti. Un ruolo decisivo fu svolto dalle istituzioni finanziarie,le grandi banche potevano assicurare i costanti flussi finanziari necessari alla nascita e alla crescita dei colossi delle grandi imprese. Fra banche e imprese si venen a creare uno stretto rapporto di compenetrazione:le banche controllavano quote rilevanti dei pacchetti azionari delle industrie,ma d’altro canto i magnati dell’industria sedevano spesso nei consigli di amministrazione delle banche. Questo intreccio fra industria e finanza venne chiamato “capitalismo finanziario” dagli economisti marxisti. I governi,si adeguarono a questi cambiamenti e ci furono molti interventi statali: questi potevano prendere la forma del sostegno diretto alla grande industria, ma soprattutto si esercitavano attraverso il continuo inasprimento delle tariffe doganali,volto a proteggere la produzione interna. Solo la Gran Bretagna, patria del libero scambiamo e primo paese esportatore del mondo,restò estranea alla tendenza generale,ma ne fu doppiamenti danneggiata,in quanto vide ridursi gli sbocchi di mercato per le sue merci e dovette assistere allo sviluppo delle industrie nei paesi concorrenti.(intensificò gli scambi con le colonie,ampliò il suo impero d’oltre mare). LA CRISI AGRARIA Il settore dell’economia europea in cui la caduta dei prezzi si fece sentire con maggiore intensità e con effetti più drammatici fu quello agricolo, anche se l’Europa realizzò importanti progressi tecnici: ci fu uso sempre più diffuso di concimi chimici,ci furono i primi esperimenti di meccanizzazione, ci fu l’estensione di opere di bonifica e irrigazione,ci fu l’introduzione di nuove colture( la barbabietola da zucchero) e furono perfezionati i sistemi di rotazione; tutto ciò consentì di accrescere la superficie coltivabile e di aumentare il rendimento dei terreni. Questi progressi interessavano però solo determinati paesi più sviluppati,come l’ Inghilterra e la Germania; mentre in Europa Orientale e nell’area mediterranea la situazione era molto diversa: la persistenza del latifondo di origine feudale e la povertà dei coltivatori indipendenti costituivano ostacoli per l’innovazione tecnologica e per gli investimenti sulla terra. Venivano praticate colture estensive,basate essenzialmente sullo sfruttamento del lavoro umano,l’attrezzatura del contadino non era molto diversa da quella di 1000 o 2000 anni prima salvo che per un maggior impiego del ferro e più tardi,dell’ acciaio. Negli Stati Uniti invece si andava sviluppando una nuova agricoltura: qui la vasta disponibilità di terre si accompagnava all’adozione di tecniche avanzate e anche il piccolo coltivatore poteva affrontare il rischio dell’investimento. Inoltre quando i progressi della navigazione a vapore determinarono un notevole abbassamento dei costi di trasporto, i prodotti dell’agricoltura americana raggiunsero i mercati dell’agricoltura europea. L’agricoltura europea più arretrata ricevette un colpo durissimo: ciò provocò il declino o la rovina di molte aziende piccole e grandi,quindi fame,miseria crescente nelle campagne. Conseguenze immediate della crisi furono l’aumento delle tensioni sociali nel mondo rurale e l’intensificazione dei movimenti migratori verso le aree industriali e verso i paesi d’oltreoceano. I governi europei finirono per imboccare la strada del protezionismo: tutte le nuove tariffe adottate dai vari stati stabilivano dazi elevati per numerosi prodotti agricoli (soprattutto cereali,il che danneggiò i consumatori). Questi interventi riuscirono a tamponare la crisi,tenendo in vita molte aziende che sarebbero state messe fuori mercato. Negli ultimi due decenni del secolo,la quota dell’agricoltura nella formazione del prodotto interno diminuì e in tutti i paesi industrializzati diminuì anche la percentuale degli addetti all’agricoltura. SCIENZA E TECNOLOGIA Ci furono grandi progressi realizzati dalle scienze fisiche e chimiche lungo tutto il corso dell’800, ma la vera novità non consistette tanto nelle conquiste della scienza, quanto nell’applicazione delle scoperte ai vari rami dell’industria, nel legame sempre più stretto che si venne a creare fra scienza e tecnologia e fra tecnologia e mondo della produzione. Gli sviluppi più interessanti si svilupparono nelle “industrie giovani” come la chimica e l’elettricità e soprattutto nel ramo della metallurgia per la produzione dell’acciaio. I pregi dell’acciaio erano conosciuti da tempo,ma gli elevati costi di produzione ne avevano limitato l’uso delle lame, alle armi da fuoco e agli strumenti di precisione; con l’impiego di nuove tecniche di fabbricazione l’acciaio vide crescere la sua produzione a ritmi rapidissimi: il consumo mondiale aumentò di circa ottanta volte e trovò infinte applicazioni dei campi più svariati. Fu usato per le rotaie delle ferrovie,per le corazze delle navi da guerra, per le macchine industriali e per gli utensili domestici(+Tour Eiffel). La chimica produceva molti medicinali,concimi,saponi e coloranti,gomma e ceramica.(si produssero per la priva volta l’acido solforico e la soda). Legato ai progressi della chimica fu lo sviluppo dell’industria farmaceutica e alimentare: alimentare: nuovi metodi di sterilizzazione,inscatolamento, refrigeramento e conservazione dei cibi. Farmaceutica: furono introdotti nuovi farmaci,come l’acetilsalicitico e l’aspirina. La trasformazione scientifica della medicina si fondò su 4 cardini fondamentali: 1 la diffusione di pratiche igieniste e la conseguente adozione di efficaci strategie di prevenzione e contenimento delle malattie epidemiche 2 lo sviluppo della microscopia ottica, che consentì di identificare microrganismi responsabili di alcune malattie infettive 3 i progressi della chimica della farmacologia,che permisero l’estrazione di alcune sostanze in grado di modificare il corso naturale della malattia 4 la nuova ingegneria sanitaria, che rese possibile con la costruzione dei grandi “policlinici” l’osservazione sistematica del malato. Fu messa in mercato la benzina, e incominciarono a vedersi le prime automobili e fu introdotta una nuova e importante energia: l’elettricità. L’elettricità permise lo sviluppo della telegrafia via filo, ci fu l’invenzione della lampadina di Edison e nacquero così le prime grandi centrali termiche capaci di fornire energia elettrica a interi quartieri urbani e destinate soprattutto all’illuminazione privata. Più lenta fu l’affermazione dell’elettricità come mezzo di illuminazione pubblica, ai primi del 900 le principali città europee erano ancora illuminate con lampade a gas. L’energia elettrica però fu utilizzata per i mezzi di trasporto(tramvie,ferrovie) e per gli usi industriali,fornì alle industrie una forza motrice più comoda e flessibile. Si faceva anche strada l’energia idrica,furono costruite centrali idroelettriche soprattutto in paesi come l’Italia del Nord,poveri di carbone e ricchi di bacini idrici. Furono inventati inoltre il telefono da Antonio Meucci,il grammofono da Edison e il cinema dai fratelli Lumière. IL BOOM DEMOGRAFICO La rivoluzione tecnologica dell’ultimo trentennio dell’800m non si limitò a cambiare la qualità della vita degli abitanti dei paesi economicamente avanzati, ma ne allungò considerevolmente la durata media. I progressi della medicina e dell’igiene,assieme agli sviluppi dell’industria alimentare,determinarono un aumento della popolazione. I grandi fattori che avevano inciso negativamente l’andamento demografico (carestie ed epidemie) furono definitivamente eliminati e la vita media dell’uomo che era prima di 30-35 anni salì a 50 anni alla fine del secolo. Ci fu un aumento della popolazione,che crebbe del 60% in 5 anni,oltre ai 30 milioni di individui che avevano emigrato nei paesi d’oltreoceano. Questo aumento della popolazione era accompagnato dalla caduta della mortalità e da un progressiva riduzione della natalità dovuta alla diffusione di metodi contraccettivi. Così nacque un nuovo atteggiamento nei confronti della vita dei figli: un atteggiamento svincolato dalle leggi naturali, orientato a programmare razionalmente la famiglia e il suo futuro. Anche nei paesi extraeuropei ci fu un incremento ella popolazione abbastanza consistente,anche se molto più limitato di quello dell’Europa. VERSO LA SOCIETA’ DI MASSA Nella società di massa la maggioranza dei cittadini vive in grandi e medi agglomerati urbani; gli uomoni sono quindi a più stretto contatto gli uni con gli altri,entrano in rapporto fra loro con maggior frequenza e facilità che in passato,ma questi rapporti hanno spesso un carattere anonimo e impersonale. Il sistema delle relazioni sociali non passa più attraverso le piccole comunità tradizionali (locali,religiose,di mestiere), ma fa capo alle grandi istituzioni nazionali: agli apparati statali, ai partiti e in genere alle organizzazioni “di massa” che esercitano un preso crescente sulle decisioni pubbliche e sulle stesse scelte individuali. Il grosso della popolazione è uscito dalla dimensione dell’autoconsumo e quasi tutti sono entrati,come produttori o come consumatori di beni e di servizi,nel circolo dell’economia di mercato. I comportamenti e le mentalità tendono a uniformarsi secondo nuovi modelli generali. SVILUPPO INDUSTRIALE Nel ventennio che precedette la prima guerra mondiale,l’economia dei paesi industrializzati conobbe una fase di espansione intensa e prolungata, gli anni furono segnati da uno sviluppo generalizzato della produzione che interesso quasi tutti i settori e toccò anche paesi nuovi arrivati come la Russia e l’ Italia. In questo periodo,l’indice della popolazione industriale e quello del commercio mondiale risultarono più o meno raddoppiati,i prezzi crebbero costantemente ma lentamente,crebbe il livello medio dei salari e il reddito pro-capite aumentò nonostante la popolazione era in aumento. La crescita generalizzata dei redditi determinò a sua volta l’allargamento del mercato: beni a cui la produzione era stata fin allora assicurata solo dal piccolo artigianato o dall’industrai domestica(abiti e calzature,utensili,mobili) cominciarono a essere prodotti in serie e venduti attraverso una rete commerciale sempre più estesa: nelle città si moltiplicarono i negozi,i grandi magazzini crebbero di numero e in dimensioni,si aprirono nuovi canali di vendita a domicilio e per corrispondenza,con forme di pagamento rateale che rendevano gli acquisti più accessibili ai ceti meno abbienti, i muri dei palazzi e i giornali si riempirono di pubblicità. Le esigenze della produzione in serie per un mercato di massa spinsero le imprese ad accelerare i processi di meccanizzazione e di razionalizzazione produttiva. Nell’industria Ford, fu introdotta la prima catena di montaggio: un’innovazione rivoluzionaria che consentiva di ridurre notevolmente i tempi di lavoro, ma piccole operazioni, ciascuna affidata a un singolo operaio,rendeva il lavoro ripetitivo e spersonalizzato. Taylorismo: i metodo di Taylor si basava sullo studio sistematico del lavoro in fabbrica, sulla rivelazione dei tempi standard necessari per compiere le singole operazioni, regole e ritmi su cui gli operai avrebbero dovuto uniformarsi. Le tecniche del taylorismo assicurarono molti progressi in termini di produttività e permisero alle imprese che le adottarono di innalzare il livello delle retribuzioni. LE NUOVE STRATIFICAZIONI SOCIALI Gli esordi della società di massa, se da un lato tendevano a creare uniformità nei comportamenti e nei modelli culturali di una parte crescente della popolazione,dall’altro rendevano più mobile e più complessa la stratificazione. Nella classe operaia si veniva accentuando la distinzione fra la manodopera generica e i lavoratori qualificati,contemporaneamente, l’espansione del settore dei servizi e la crescita degli apparati burocratici facevano aumentare la consistenza di un ceto medio urbano. A ingrossare questo ceto medio contribuiva sia il settore del lavoro autonomo sia quello del lavoro dipendente. La crescita dei lavoratori autonomi fu dovuta in parte alla moltiplicazione degli esercizi commerciali,in parte all’emergere di nuove attività, che compensava il declino delle botteghe artigiane e la progressiva scomparsa di alcuni vecchi mestieri( lo scrivano,il maniscalco). La categoria dei dipendenti pubblici si allargava di pari passo con l’aumento delle competenze dello stato e delle amministrazioni locali in materia di sanità,di istruzione,di trasporti e di altri servizi. Ancora più rapidamente crebbe il numero degli addetti al settore privato (tecnici,impiegati,commessi) Nella scala dei redditi,i ceti medi impiegatizi occupavano una posizione molto distante da quella dell’alta borghesia e più vicina a quella degli strati “privilegiati” della classe operaia. Dal punto di vista della cultura,dei comportamenti sociali,la distinzione era molto netta,i ceti medi rifiutavano ogni identificazione con le masse lavoratrici.La borghesia impiegatizia era destinata a svolgere un ruolo importante nella società: sia nel campo economico,principale destinataria,sia in quello politico,principale elettrice. ISTRUZIONE E FORMAZIONE Fu in questo periodo che si cercò ovunque di dare attuazione pratica al principio secondo cui l’istruzione non era un bene riservato ai membri di un’elite sociale ma costituiva un’opportunità per tutti. Per questo servizio lo stato doveva intervenire, e tutti i giovenri d’Europasi impegnarono per rendere l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita,per sviluppare quella media e superiore e per portare l’insegnamento sotto il controllo pubblico. Il processo di laicizzazione e statizzazione del sistema scolastico ebbe tempi,forme diverse a seconda dei paesi: in Francia fu più radicale, in Germania esisteva già da tempo una scolarizzazione diffusa,i processi risultarono più lenti nei paesi mediterranei e nell’Europa orientale. Ci fu una crescente diminuzione del tasso di analfabetismo, ci fu un incremento della diffusione della stampa quotidiana e periodica: si moltiplicarono le pubblicazioni e crebbe rapidamente il numero di lettori. GLI ESERCITI DI MASSA Vennero fatte riforme degli ordinamenti militari: il principio su cui si fondavano era quello del servizio militare obbligatorio per la popolazione maschile. All’attuazione di tale principio si opponevano però due ostacoli: il primo di carattere economico,in quanto le risorse finanziarie degli stati non erano in grado di mantenere,armare e addestrare tutti gli uomini abili, il secondo di carattere politico, i ceti borghesi mostravano una diffusa riluttanza a sottostare alla dura condizione del soldato,i ceti meno abbienti avrebbero potuto ribellarsi. Alcuni potenti fattori spingevano per la trasformazione dell’esercito,uno era di carattere politico-militare: senza la disponibilità di grandi masse non era possibile avere un esercito in grado di assolvere quella funzione deterrente che ne faceva uno strumento indispensabile anche in tempo di pace. Un altro elemento era dato dal fatto che la tecnologia e l’industria consentivano la produzione in serie di armi,munizioni ed equipaggiamento per coprire le esigenze di grandi eserciti e lo sviluppo delle ferrovie rese più veloci gli spostamenti. PARTITI DI MASSA In quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale furono approvate leggi che allargavano il corpo elettorale,per l’estensione del diritto di voto che era valido per tutti i cittadini maggiorenni,indipendentemente dal censo. L’allargamento del diritto di voto determinò dappertutto mutamenti di rilievo nelle forme organizzative e nei meccanismi della lotta politica, si affermò un nuovo modello di partito: quello proposto la prima volta dai socialisti, basato sull’inquadramento di larghi strati della popolazione attraverso una struttura permanente, articolata in organizzazioni locali (sezioni,federazioni)e facente capo a un unico centro dirigente. Ci fu una rapida crescita delle organizzazioni sindacali: quasi ovunque riuscirono a far valere il proprio diritto all’esistenza contro le resistenze degli imprenditori e delle classi dirigenti conservatrici e contro i pregiudizi della dottrina liberista. I sindacati si federarono sull’esempio delle Trade Unions inglesi,in grandi organismi nazionali.Nacquero confederazioni in Italia,Francia,Germania. LA QUESTIONE FEMMINILE Il problema dell’inferiorità economica,politica,giuridica delle donne era rimasto estraneo agli orizzonti dle pensiero liberale e democratico ottocentesco. Alla fine dell’800 le donne erano escluse dappertutto dall’elettorato attivo e passivo e,in molti paesi,anche dalla possibilità di accedere agli studi universitari e alle professioni e quando lavoravano,ricevevano un trattamento economicamente inferiore a quello degli uomini. Per la maggior parte delle donne,quella del lavoro extradomestico non era una consapevole scelta di emancipazione, ma piuttosto una dura necessità. Tuttavia i maggiori contatti col mondo esterno,le esperienze collettive e la partecipazione alle agitazioni locali portarono le donne lavoratrici a una piu viva coscienza dei diritti e delle loro rivendicazioni nei confronti della società. Ciononostante,il movimento femminile rimase ristretto a minoranze operaie e intellettuali,a circoli e a leghe privi di un seguito consistente. Solo in G.B. il movimento femminile riuscì a imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica e ella classe dirigente,concentrando la sua attività nell’agitazione per il diritto al suffragio(suffragette)e ricorrendo non di rado a forme di protesta: marce sul parlamento,scioperi della fame,attentati a edifici pubblici. La lotta delle suffragette trovò qualche appoggio tra i parlamentari laburisti ma nel complesso il movimento operaio non si mostrò troppo sensibile nei confronti delle rivendicazioni femministe:molti dirigenti guardavano con sospetto al voto delle donne,perché temevano che ciò avrebbe significato un vantaggio per i partiti di ispirazione cristiana. RIFORME E LEGISLAZIONE SOCIALE Furono introdotte nei maggiori stati europei forme di legislazione sociale ispirate a quelle di Bismarck, furono istituiti sistemi di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza per la vecchiaia e in alcuni casi,anche sussidi per i disoccupati. Si stabilirono controlli,sulla sicurezza e l’igiene nelle fabbriche,si cercò di limitare il lavoro dei bambini, furono introdotte limitazioni agli orari giornalieri degli operai e fu sancito il diritto al riposo settimanale. All’azione dei governi si affiancò quella delle amministrazioni locali,soprattutto nei grandi centri urbani.Ci fu una grande estensione dei servizi pubblici(gas,acqua,trasporti) ad opera degli stessi comuni, inoltre l’iniziativa degli organi di governo si esplicò anche nel campo dell’istruzione(scuole,musei,biblico) e dell’assistenza(ospedali,asili d’infanzia,ospizi) e dell’edilizia popolare. Per sopperire all’aumento delle spese che si veniva così a determinare,governi centrali e amministrazioni dovettero ricorrere a nuove forme di imposizione fiscale: aumentò il peso delle imposte dirette a scapito di quelle indirette. I PARTITI SOCIALISTI E LA SECONDA INTERNAZIONALE In tutti i più importanti paesi europei sorsero partiti socialisti che cercavano di organizzarsi sul piano nazionale,che affiancavano al proselitismo rivoluzionario un’azione legale all’interno delle istituzioni,che partecipavano alle elezioni inviando i loro rappresentati nei parlamenti. Il primo e più importante di questi partiti fu quello Socialdemocratico tedesco,con idee marxiste,assunte come dottrina ufficiale,fu un esempio per i partiti successivi. (francia: partito socialista di ispirazione marxista) In G.B. i gruppi marxisti non riuscirono a imporre la loro egemonia sul grosso dei lavoratori organizzati nelle Trade Unions.Furono proprio gli stessi dirigenti delle Trade Unions,a prendere poi l’iniziativa di creare una formazione politica che fosse espressione dell’intero movimento operaio. Nacquero così il partito laburista che si fondava sull’adesione delle organizzazioni sindacali ed era privo di una caratterizzazione ideologica ben definita. Aldilà delle diversità organizzative,i partiti operai europei si muovevano su una piattaforma comune: tutti si proponevano il superamento del sistema capitalistico e la gestione sociale dell’economia,tutti si ispiravano a ideali internazionalisti e pacifisti,tutti si tendevano a crearsi una base di massa fra i lavoratori e a partecipare attivamente alla lotta politica nel proprio paese e tutti facevano parte a un’organizzazione socialista internazionale. Nacque la Seconda Internazionale,quando i rappresentanti di numerosi partiti europei si riunirono a Parigi e approvarono alcune importanti deliberazioni,fra cui quella che fissava come obbiettivo primario la giornata lavorativa di otto ore e proclamava una giornata di lotta per il primo maggio di ogni anno. La ricostituzione dell’Internazionale fu sancita una seconda volta a Bruxelles,con tendenze più marxiste: stabilirono inoltre l’esclusione degli anarchici e di quanti rifiutavano la partecipazione all’attività politico-parlamentare.