Poesie di ogni tempo


 

GIACOMO LEOPARDI - L’INFINITO

Sempre caro mi fu quest`ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell`ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l`eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s`annega il pensier mio:

E il naufragar m`è dolce in questo mare

 

SALVATORE QUASIMODO – ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

CATULLO - DAMMI MILLE BACI

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo

e ogni mormorio perfido dei vecchi

valga per noi la più vile moneta.

Il giorno può morire e poi risorgere,

ma quando muore il nostro breve giorno,

una notte infinita dormiremo.

Tu dammi mille baci, e quindi cento,

poi dammene altri mille, e quindi cento,

quindi mille continui, e quindi cento.

E quando poi saranno mille e mille

nasconderemo il loro vero numero,

che non getti il malocchio l’invidioso

per un numero di baci così alto.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

 

Metti il testo che vuoi qui, clicca edita ...