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Biografia Figlio di Bernardo Mattarella, uomo politico della Democrazia Cristiana, e fratello di Sergio Mattarella. Crebbe con istruzione religiosa, studiando dai gesuiti. Dopo l`attività nell`Azione cattolica, si dedicò alla politica nella Democrazia Cristiana. Fra i suoi ispiratori ci fu Giorgio La Pira, avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro e divenendo consigliere comunale a Palermo. Assistente ordinario all`Università di Palermo, fu eletto all`Assemblea regionale siciliana nel 1967 nel collegio di Palermo, rieletto per tre legislature. Dal 1971 al 1978 fu assessore regionale alla Presidenza. Fu eletto presidente della regione Sicilia nel 1978, guidando una giunta di centro sinistra, con il sostegno esterno del PCI. Nel 1979 dopo una breve crisi politica, formò un secondo governo. Lotta alla mafia Rappresentò una chiara scelta di campo il suo atteggiamento alla Conferenza regionale dell`agricoltura, tenuta a Villa Igea la prima settimana di febbraio del 1979. L`onorevole Pio La Torre, presente in quanto responsabile nazionale dell`ufficio agrario del P.C.I. (sarebbe divenuto dopo qualche mese segretario regionale dello stesso partito) attaccò, con furore, l`Assessorato dell`agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale, e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale. Mentre tutti attendevano che il presidente della Regione difendesse vigorosamente il proprio assessore, sgomentando la sala Mattarella riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali. Un solo periodico sfidando il clima imposto pubblicò il resoconto, sottolineando come fosse generale lo sconcerto e come fosse comune la percezione che si apriva, quel giorno a Palermo, un confronto che non avrebbe non potuto conoscere eventi drammatici. Un senatore comunista e il presidente democristiano della regione si erano, di fatto, esposti alle pesanti reazioni della mafia. Assassinio Il 6 gennaio 1980, appena entrato in auto insieme alla moglie e al figlio per andare a messa, un killer si avvicinò al suo finestrino e lo uccise a colpi di pistola. In quel periodo stava portando avanti un`opera di modernizzazione dell`amministrazione regionale. Si presume che ad ordinare la sua uccisione fu Cosa Nostra, a causa del suo impegno nella ricerca di collusioni tra mafia e politica. Inizialmente considerato un attentato terroristico, il delitto fu indicato da Tommaso Buscetta come delitto di mafia. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, Giulio Andreotti era consapevole dell`insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l`interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio la politica di Piersanti Mattarella e, poi, il suo omicidio. Il fatto viene riportato nella sentenza del giudizio di Appello del lungo processo allo stesso Giulio Andreotti confermata dalla Cassazione nel 2004. La stessa sentenza afferma che l`allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuta proprio all`efferato delitto Mattarella. Gli incontri tra Andreotti ed i boss mafiosi al fine di discutere il delitto Mattarella sono trattati nella Sentenza Corte di Appello di Palermo 2 maggio 2003 , Parte III cap. 2 pp. 1093-1185 Presidente Scaduti, Relatore Fontana. In particolare, nelle conclusioni si legge (pp. 1514-1515): «Del resto, ad ultimativo conforto dellassunto, basta considerare proprio la, assolutamente indicativa, vicenda che ruota attorno allassassinio dell`On. Pier Santi Mattarella. Anche ammettendo la prospettata possibilità che limputato sia personalmente intervenuto allo scopo di evitare una soluzione cruenta della questione Mattarella, alla quale era certamente e nettamente contrario, appare alla Corte evidente che egli nelloccasione non si è mosso secondo logiche istituzionali, che potevano suggerirgli di respingere la minaccia alla incolumità del Presidente della Regione facendo in modo che intervenissero per tutelarlo gli organi a ciò preposti e, per altro verso, allontanandosi definitivamente dai mafiosi, anche denunciando a chi di dovere le loro identità ed i loro disegni: il predetto, invece, ha, sì, agito per assumere il controllo della situazione critica e preservare la incolumità dellOn. Mattarella, che non era certo un suo sodale, ma lo ha fatto dialogando con i mafiosi e palesando, pertanto, la volontà di conservare le amichevoli, pregresse e fruttuose relazioni con costoro, che, in quel contesto, non possono interpretarsi come meramente fittizie e strumentali. A seguito del tragico epilogo della vicenda, poi, Andreotti non si è limitato a prendere atto, sgomento, che le sue autorevoli indicazioni erano state inaspettatamente disattese dai mafiosi ed a allontanarsi senzaltro dagli stessi, ma è "sceso" in Sicilia per chiedere al boss Stefano Bontate conto della scelta di sopprimere il Presidente della Regione: anche tale atteggiamento deve considerarsi incompatibile con una pregressa disponibilità soltanto strumentale e fittizia e, come già si è evidenziato, non può che leggersi come espressione dellintento (fallito per le ragioni già esposte in altra parte della sentenza) di verificare, sia pure attraverso un duro chiarimento, la possibilità di recuperare il controllo sulla azione dei mafiosi riportandola entro i tradizionali canali di rispetto per la istituzione pubblica e di salvaguardare le buone relazioni con gli stessi, nel quadro della aspirazione alla continuità delle stesse.» Piersanti Mattarella hà statu n`omu pulìticu, ammazzatu dâ mafia ntô mentri ca era prisidenti dâ riggiuni Sicilia. Figghiu di Bernardo Mattarella, omu pulìticu dâ Dimucrazzìa Cristiana, e frati di Sergiu Mattarella. Criscìu cu na istruzzioni riliggiusa, studiannu ntê Gisuiti. Si jittau ntâ pulìtica ntâ Dimucrazzìa Cristiana, ntra chiddi ca s`abbasava risurta Giorgiu La Pira, avvicinànnusi â currenti pulìtica di Aldu Moru. Fu prisidenti dâ Sicilia e vìttima dâ mafia, si sapi, pi càusa dû sò mpegnu pulìticu ntô circari punti di appoju ntra la mafia e li pùbbrici putiri. Vinni cunzidiratu prima comu n`attintatu tirrurìsticu, ma lu dilittu vinni appoi innicatu di Tummasu Buscetta comu mafiusu. Secunnu lu cullabburaturi di justizzia Franciscu Marinu Mannoia, Giuliu Antreotti era assai cunzapèvuli dû malumuri dâ mafia pô cumpurtamentu di Mattarella, ma nun avvirtìu nè lu ntirissatu e mancu la maggistratura, puru avennu participatu a armenu dui ncontri cu cumannanti mafiusi ca avìanu pi uggettu propiu la pulìtica di Piersanti Mattarella e, appoi, lu sò dilittu. Chistu appuntu è chiddu ca hà statu affirmatu e scrivutu ntâ sintenza dû giudizziu di Appellu dû loncu prucessu ô stissu Giuliu Antreotti cunfirmata dâ Cassazzioni ntô 2004. La stissa sintenza affirma ca l`alluntanamentu di Andreotti dâ cumprìccula mafiusa vinni `n sècutu a l`ammazzata di Mattarella