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Quello che ricordo, di quelle terribili giornate disumane, è l`umanità. L`umanità in divisa che ho incontrato, con la quale ho parlato in quei maledetti giorni.
Quando eravamo lì, davanti alla casa dello studente, il mercoledì 08 aprile 2009, ci venne incontro un uomo vestito di nero, aveva da poco ricevuto la notizia del ritrovamento di un corpo: era un uomo della polizia, aveva gli occhi rossi e delicatamente, con tatto a voce strozzata ci disse che dovevamo andare alla scuola di finanza... noi sapevamo cosa c`era in quel posto, in quel posto c`erano i cadaveri, gli estratti morti. Ci raggelammo e io mi attardai, lo aspettai e gli domandai "era Michelone? era rasato? era grande?" e lui "non ce la faccio più" singhiozzando come un bambino si era accasciato sopra una macchina e nella sua pelle c`era il dolore di tutte le morti annunciate. La scuola della finanza era un ossimoro, c`era lì dentro tutto il dolore e tutto l`amore del mondo. C`erano i nostri cari morti, schiacciati, soffocati, maciullati, dilaniati e di qua con noi vivi-sofferenti, c`erano gli angeli della protezione civile, della croce rossa, i volontari, l`esercito, i finanzieri, uomini e donne che non avevano solo grandissima professionalità avevano un valore aggiunto che è difficile da spiegare e da capire se non si è vissuta una simile tragedia. Loro erano lì, con noi fisicamente e prendevano schegge di nostro dolore dentro se e non ce le ridavano mai indietro. Dolore disumano e persone che non avevano niente di umano. Sembravano angeli arrivati lì solo per noi. Per consolarci, per aiutarci, per leccarci le ferite. Avevo freddo cercai una coperta e una donna della finanza si tolse il suo giubetto, aspettando che arrivasse una coperta, non importava che il freddo lo sentisse lei, era normale che se lo togliesse. Ho visto ciò che l`uomo è capace di sopportare e ciò che l`uomo riesce a fare. Avevo una psicologa vicino a me dopo aver riconosciuto il corpo di Michelone e non mi ha lasciato mai fino a che si è accorta che potevo rimanere sola. Mi toccava quando sentivo il bisogno di essere toccata, mi domandava quando era il momento di farlo, era un`esperta psicolga? Sì certo, ma aveva altro : empatia.
Quando lasciammo quel luogo di dolore, alla porta, salutammo la sentinella e ci sentimmo in dovere di dirgli, abbassando il vetro del finestrino "grazie di tutto siete magnifici"e lui con le lacrime agli occhi "E` nostro dovere", piangeva, perché lo ringraziavamo. Piangeva, perché è questa l`Italia che noi vogliamo, l`italia che meritiamo, l`unica Italia che ci somigli.